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Terremoto, il dramma dei bimbi sopravvissuti. I medici: "Cosa rischiano adesso"

1/9/2016


Fonte Liberoquotidiano.it del 31/08/2016 - Autrice: Brunella Bolloli


Giorgia non parla più. Otto anni e un macigno addosso che solo il tempo potrà provare a rimuovere. Lei è la bimba-miracolo, la piccola che a Pescara del Tronto è rimasta 17 ore sotto le macerie della casa dei nonni stretta alla sorellina Giulia che, invece, non ce l'ha fatta. A Giorgia hanno regalato una bambola e titoli di giornali, lei rimane chiusa nel suo mutismo e i medici spiegano che è una reazione normale. Bisogna aspettare. Giorgia come Gabriele, che ha 8 anni, e quella notte maledetta del sisma ha perso tutta la famiglia: mamma, papà e sorellina. Erano in vacanza e in un attimo è crollato tutto. Lui, con la forza della disperazione, è riuscito a sgattaiolare fuori, al buio, cercava aiuto. Chiamava la mamma. Non rispondeva nessuno. L'hanno trovato che vagava da solo in mezzo alla polvere e accompagnato a Roma dalla zia. Nella sua parrocchia ha sempre fatto il chierichetto, un bambino allegro su cui si è abbattuto un destino atroce. E poi Leone e Samuele, di 4 e 6 anni, salvati dalla nonna Vitaliana, che li ha messi al sicuro sotto al letto, ma non è riuscita a fare altrettanto con il nonno. Poi, Andrea, Martina, Yuri.

 

Storie che raccontano l'abisso. Occhi senza più lacrime e piccoli rimasti orfani troppo presto, neanche fossimo in guerra. Per loro che sono rimasti vivi c'è la speranza di una rinascita, prima o poi. Ma adesso è troppo presto. Sono salvi, ma terrorizzati. "Non vogliono vedere le immagini, hanno paura", spiega Giuseppe Mele, presidente Simpe (Società italiana medici pediatri) e, soprattutto, "non riescono a dormire". Mele, nel 2009, dopo il terremoto in Abruzzo, è stato un mese in camper a L'Aquila ad assistere i piccoli terremotati. "Ci vuole l'aiuto anche degli psicologi perché in certi casi il trauma può lasciare effetti devastanti anche a lungo termine". La Simpe ha subito mandato un gruppo di pediatri ad Amatrice e nelle Marche. "Il terremoto è un evento che destabilizza profondamente. Il colpo è tale che può provocare un bisogno di isolamento e di chiusura verso il mondo". Anoressia e bulimia, difficoltà nell'alimentazione, rifiuto del nutrimento, possono essere conseguenze non immediate, ma da prevedere, come la depressione. "All'inizio - continua Mele - bisogna lavorare per eliminare la paura. I giovanissimi scampati a un terremoto vivono in una condizione di veglia che impedisce loro di riposare adeguatamente". Temono che, una volta coricati a letto, sopraggiunga il mostro a inghiottirli. Proprio come quella maledetta notte. Hanno mangiato polvere, respirato il cemento, e in condizioni di stress elevati le loro difese immunitarie si sono abbassate. Sono più vulnerabili. "Consigliamo probiotici", dice ancora il dottore. Alimenti che siano tollerabili, possano sconfiggere i batteri patogeni e  scongiurare l'insorgere di virus gastrointestinali. Ci vuole tanta cura con questi bambini così speciali. Hanno conosciuto il dolore presto, ma sono vivi. Sono il futuro da cui ripartire





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