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BOXMEDIAONLINE.COM: Nuove famiglie, nuovi genitori. Nuovi pediatri

4/10/2016


Fonte: boxmediaonline.com


Dott. Giuseppe Mele, Presidente SIMPe,
Società Italiana Medici Pediatri


La crisi economica, le rivoluzioni di tipo istituzionale e culturale non possono non spingere i pediatri nel loro insieme ad interrogarsi su quale sia davvero il concetto di famiglia all’interno del quale devono svolgere il loro lavoro di supporto all’infanzia e all’adolescenza.

La famiglia tradizionale, così come l’abbiamo vissuta per decenni, è una realtà in trasformazione continua e sempre più spesso i pediatri si trovano di fronte a sistemi familiari inediti, creativi, frutto di un cambiamento culturale inarrestabile e di cui dobbiamo prendere coscienza, per svolgere al meglio il nostro ruolo. Abbiamo assistito alla trasformazione della figura paterna, che da autorevole/autoritaria è divenuta più accogliente e accudente di sempre.

Abbiamo visto madri che hanno voluto o sono state messe in condizione di dover anteporre gli impegni professionali a quelli tradizionali e familiari. Abbiamo sostenuto famiglie che hanno deciso di disunirsi per poi trovare nuovi equilibri con partner differenti. Abbiamo imparato a relazionarci con famiglie estese, eterogenee, frutto di fusioni affettive ed altre, più che nucleari, composte magari solo da madri che per scelta hanno deciso di avere figli senza un compagno.

Oggi – ma noi pediatri lo vedevamo già da tempo, nei nostri ambulatori – si affaccia agli occhi dell’opinione pubblica il modello di famiglia omoaffettiva, in cui i ruoli educativi si rinnovano con schemi differenti dal passato. Una trasformazione che deve essere compresa, prima ancora che accompagnata, perché i bambini devono essere tutelati, difesi e rispettati non solo tra le mura di casa ma anche a scuola, negli spazi di aggregazione, nella società tutta.

Per tutti questi motivi come Società Italiana Medici Pediatri (SIMPe) e come Osservatorio per la Salute dell’Infanzia e Adolescenza (Paidoss) abbiamo deciso di interrogarci sul tema delle trasformazioni del sistema familiare e genitoriale. E non è un caso che il prossimo ottobre, nella cornice di Stresa, sul Lago Maggiore, organizzeremo un convegno intitolato “GenDerazione X, cronache dalle famiglie sotto assedio”.

È un neologismo, quel “GenDerazione”, che vuole porre l’attenzione su come stiano cambiando le famiglie e quindi il ruolo dei genitori in questa società, senza posizioni preconcette e senza voler stigmatizzare un cambiamento che comunque non è arrestabile. Perché se il giudizio personale rimane insindacabile, come pediatri dobbiamo imparare a dialogare con queste nuove realtà al fine di garantire la stessa professionalità, impegno ed empatia che ha sempre contraddistinto il nostro lavoro. La genitorialità cambia, diventa fluida. Si trasforma e rinnova. Abbiamo allora il dovere di conoscere questi nuovi modelli genitoriali, prima di entrare in relazione con questi.

Dobbiamo una volta di più studiare le esperienze di quei Paesi in cui tali cambiamenti sono già storia passata, per comprendere quale sia l’atteggiamento migliore con cui accompagnare non solo i bambini, ma anche gli adulti, nel loro percorso di crescita umana, oltre che genitoriale.

Dobbiamo essere alleati delle famiglie a prescindere dalla loro composizione, se vogliamo il bene dei bambini, imparando a capire che è il tessuto affettivo a fare la differenza, più che la diversità di genere. Sono equilibri difficili? Lo sono, specialmente se la società nel suo insieme non si dimostra pronta ad accogliere questi nuovi modelli di famiglia. Ma come pediatri possiamo fare molto per facilitare questo passaggio culturale. Lo avalliamo, in questo modo? Non abbiamo questo potere. I pediatri non possono censurare le scelte delle persone adulte e responsabili e non possono mettere in discussione le leggi dello Stato. Devono agire all’interno di ciò che lo Stato pone come possibile nel solo ad unico interesse del benessere del bambino, che non può prescindere dal benessere della famiglia in cui vive. Fare bene i genitori, si sa, è il mestiere più difficile al mondo.

Se noi, che comunque rappresentiamo una Istituzione, non ci poniamo in maniera accogliente nei confronti dei cittadini che costituiscono una famiglia, non agiamo nell’interesse della collettività. Ed è invece proprio questo, insieme all’educazione sanitaria e alle prestazioni di ambulatorio, il nostro compito. Grande ed insostituibile.

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